LINEE GUIDA PER INSEGNARE L’AUTOCONTROLLO
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LA SOTTILE ARTE DI OSSERVARE
June 3, 2017

DARE IL PERMESSO SENZA ESSERE PERMISSIVI

Non essere permissivo, ma dare il permesso

Iperattivo!

Fuori controllo!

Problemi di impulsività!

Reattivo!

Senza auto-controllo!

 

Queste sono alcune delle tante etichette che vengono attribuite a molti cani. Eppure il proprietario non sembra essere considerato parte della dinamica che contribuisce al comportamento problematico del cane.

L’addestramento incentrato sulla relazione (ovvero il Relationship Centered Training, abbreviato RCT) tiene sempre in considerazione la relazione e il modo in cui cane e umano, interagendo, danno vita a un comportamento. Non c’è da sorprendersi se a volte l’umano che si trova all’altro capo del guinzaglio contribuisce, sebbene involontariamente, ai comportamenti indesiderati.

 

Uno dei problemi principali che ho notato è che i proprietari spesso danno tacitamente il permesso al cane di fare ciò che vuole. Spesso si sono creati una loro immagine dei fatti:

 

  • “Sai, lui ama così tanto Fido. Sono così felice che vada d’accordo con altri cani. Non importa se tira così forte al guinzaglio, ha appenna visto un suo amico!”
  • “Ha subìto talmente tanti abusi, mi fa così piacere che tiri al guinzaglio per andare a salutare le persone!”
  • “Lo so, si agita così tanto quando vede …… (una pecora – uno scoiattolo – un gatto – un riccio – un pallone – l’acqua – un giocattolo – scegliete voi cosa mettere al posto dei puntini), che non riesco più a tenerlo!”

Sapete di cosa si rende conto il cane quando i proprietari sono così impegnati a giustificare e razionalizzare il suo comportamento? Di niente.

Sapete invece cosa può pensare?

 

  • “Se vedo il mio amico Fido posso trascinarla fino a là. Si muove un po’ lentamente e in fondo tira anche lei.”
  • “Posso andare a salutare tutti quelli che voglio. Il mio proprietario non conta niente in questo momento.”
  • “Non serve che dia attenzione al mio proprietario se ci sono cose più interessanti da vedere, fare o inseguire.”

 

Per scoprire se siete troppo permissivi invece di essere quelli che “danno il permesso” al cane di fare X, Y o Z, provate questo esercizio del Film Muto:

Filmatevi mentre state facendo esercizi col cane o anche solo passeggiando con lui. Mostrate il video a un amico. Chiedetegli cosa pensa che state facendo nel video. Chiedetegli di dirvi, basandosi sul video, quali sono le regole che imponete al vostro cane. Potreste rimanere sorpresi!

Come chi guarda un film muto, i cani devono indovinare ciò che accade e ciò che dovrebbero fare interpretando le nostre azioni e non le parole. A volte alcuni proprietari girano dei film davvero caotici!

Quando un permesso non è esplicito (ovvero non viene effettivamente dato) il cane può giustamente sentirsi confuso. Anche peggio! Il cane può pensare di poter fare ciò che vuole senza necessità di chiedere il permesso a voi.

Un permesso esplicito implica segnali intenzionali che il cane può udire, percepire e vedere. Possono essere segnali verbali, visivi o anche tattili. Potreste esprimervi contemporaneamente con corpo, linguaggio e azioni. Per esempio, quando dico “Vai a salutare” faccio spesso un rapido gesto del capo, allungo un braccio o la mano verso la persona/animale da andare a salutare e faccio un passo avanti insieme al mio cane. Questo fa sì che il mio messaggio “Vai a salutare” sia perfettamente chiaro per lui. Ed è completamente diverso dal messaggio che il mio corpo intero invia quando in un’altra situazione intendo “No, scusa, ma non adesso”.

Quando date un permesso specifico guadagnate in:

  • Chiarezza, sia per voi che per il cane, in merito a cosa è voluto e permesso.
  • Controllo sul comportamento, specialmente su comportamenti dettati da forti motivazioni.

Il messaggio che inviamo al cane è che se a volte può “andare a salutare”, a volte può anche sentirsi dire “non adesso”. Questo permette al cane di capire chiaramente che ci sono volte in cui il comportamento X è ammesso e altre in cui non lo è.

 


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“Permission, not Permissive” by Suzanne Clothier